Quando l’amore viaggia a bordo di un trattore

Un cortile assolato, un trattore acceso e un letto matrimoniale in piena corsa. Nessuno sa dove stia andando, ma una cosa è certa: l’amore, quando arriva, non chiede permesso. E soprattutto… non frena in curva.


Ci sono scene che non hanno bisogno di spiegazioni, perché basta uno sguardo per capire che qualcosa di completamente folle sta accadendo. Un trattore arancione che trascina un letto matrimoniale in pieno giorno, nel mezzo di un cortile rurale, mentre una giovane donna cerca di non cadere tra le lenzuola. E davanti, al volante, un uomo con il sorriso largo di chi sa perfettamente cosa sta facendo — o forse no. Questo momento, estratto da “Il Bisbetico Domato” (1980), è diventato nel tempo una delle sequenze più iconiche della commedia sentimentale all’italiana.

Il film, diretto da Castellano e Pipolo, è interpretato da Adriano Celentano nei panni del burbero ma affascinante Elia e da Ornella Muti, nel ruolo della raffinata e determinata Lisa. Il contrasto tra i due personaggi regge l’intera narrazione, con un gioco continuo di scontri e riavvicinamenti che sfocia in gag esilaranti e momenti di sorprendente tenerezza. La scena del letto trascinato dal trattore sintetizza alla perfezione questo scontro di mondi: l’irruenza della campagna e l’eleganza della città, la passione mascherata da ostilità, il bisogno d’amore camuffato da indipendenza.

Curiosamente, la produzione scelse come location una cascina a Gorgonzola, in Lombardia, trasformata per l’occasione nel rifugio solitario di Elia. Lo stile di regia e l’atmosfera generale strizzano l’occhio ai tempi comici del vaudeville, con un Celentano scatenato che si muove tra silenzi ostinati e gesti eclatanti. Il film fu un enorme successo al botteghino, confermando l’alchimia tra i due protagonisti e trasformando alcune battute in veri tormentoni. Tra tutte, resta memorabile la scena in cui Elia scappa da Lisa arrampicandosi pericolosamente sul tetto per evitare un confronto diretto. Ma è proprio l’impossibilità di sfuggire ai sentimenti a rendere questa commedia così riuscita.

Dal punto di vista stilistico, la scelta di usare un trattore come mezzo per dichiarare i propri sentimenti appare tanto assurda quanto poetica. È un simbolo dell’amore rustico e intransigente del protagonista, che pur non sapendo come esprimersi a parole, riesce a comunicare con gesti teatrali e imprevedibili. Il tutto accompagnato da una colonna sonora romantica e malinconica, composta dallo stesso Celentano.

In chiave giapponese, si potrebbe immaginare una scena simile in un anime di stampo slice of life rurale, come “Non Non Biyori” o “Silver Spoon”, dove i sentimenti esplodono all’improvviso in contesti apparentemente banali. Anche nel cinema nipponico, il gesto d’amore fuori dagli schemi, soprattutto ambientato in zone agricole o villaggi lontani dalla modernità urbana, è spesso usato per enfatizzare l’autenticità dei protagonisti. Il richiamo non è forzato: in entrambi i casi, la spontaneità vince su ogni convenzione.

“Il Bisbetico Domato” è quindi molto più di una commedia leggera. È un ritratto divertente e affettuoso della difficoltà di lasciarsi andare, della paura di perdere l’autonomia e della bellezza nascosta nell’imprevedibilità. Celentano e Muti, con la loro energia e il loro carisma, trasformano una storia semplice in un cult indimenticabile. E quella corsa folle sul trattore, con il letto che balla dietro, è forse la più bizzarra e romantica dichiarazione d’amore del cinema italiano.