L’epica più improbabile dell’era medievale

Un cavaliere stralunato, un destriero spelacchiato, un manipolo di disgraziati in cerca di gloria. Non è l’inizio di un racconto epico, ma quello di una delle parodie più geniali mai viste sul Medioevo.


Quando si parla di cavalieri, la mente corre subito a eroi senza macchia, destrieri lucenti e castelli da conquistare. Ma nel 1966, Mario Monicelli ha deciso di ribaltare tutto con “L’armata Brancaleone”, un film che ha riscritto le regole dell’epica cinematografica. E lo ha fatto con uno dei personaggi più memorabili del cinema italiano: Brancaleone da Norcia, interpretato da un indimenticabile Vittorio Gassman.

Brancaleone non è un cavaliere. O meglio: lo è, ma solo nella sua immaginazione. Armato di un elmo sbilenco, una spada alzata al cielo e una parlantina a metà tra il latino maccheronico e la retorica del ridicolo, guida una compagnia di sbandati e miserabili verso un destino gloriosamente incerto. Il suo destriero? Un ronzino spelacchiato con un elmo cornuto, degno più di una sagra di paese che di una giostra cavalleresca.

Questa strana compagnia, una sorta di “fellowship” al contrario, è composta da emarginati, barboni, ex banditi e sognatori decaduti. Ma è proprio questa la forza del film: ridicolizzare l’epica, ma al tempo stesso renderle omaggio. Ogni scena è un capolavoro di ritmo, battute surreali e contrasti visivi. Non c’è nulla di eroico, eppure tutto è epico.

Nel contesto di Otakomedy, la trasformazione di Brancaleone in un personaggio da isekai è più che naturale. L’illustrazione lo ritrae fiero, sul suo destriero grottesco, guidando la sua improbabile armata su uno sfondo degno dell’opening di un anime fantasy moderno. Le nuvole si squarciano, la luce si riflette sulla spada alzata, e dietro di lui… i guerrieri più improbabili che abbiate mai visto.

È facile immaginare questa scena come l’inizio di una serie animata in cui Brancaleone viene catapultato in un altro mondo per salvare un regno – salvo poi scoprire che non ha idea di come si tenga una spada. Eppure, il suo coraggio (spesso più incoscienza) e la sua parlantina lo portano sempre avanti. La formula isekai, dove un eroe viene trasportato in un mondo parallelo, trova in Brancaleone un precursore inaspettato: fuori luogo, travolto dagli eventi, ma sempre al centro della scena.

Il film ebbe un successo straordinario, tanto da generare un sequel, “Brancaleone alle Crociate”. Il suo impatto è stato tale che il nome “armata Brancaleone” è diventato parte del lessico comune, usato per descrivere gruppi caotici e disorganizzati. Eppure, dietro la comicità, c’è anche una profonda riflessione sulla vanità degli ideali e sull’umanissima ricerca di senso in un mondo assurdo.

Nel mondo anime, personaggi come Brancaleone non sarebbero fuori posto. Ricordano figure come Don Quixote in “One Piece” (sebbene molto più minaccioso), o certi protagonisti involontari di serie comiche fantasy come “Konosuba”. E proprio come loro, Brancaleone riesce a farci ridere e pensare allo stesso tempo.

L’epica più improbabile dell’era medievale? Forse. Ma anche una delle più affascinanti. Perché in fondo, chi non ha mai sognato di essere un eroe… pur sapendo di non averne affatto i requisiti?