Uno impassibile, l’altro in ebollizione. Davanti a loro: una pila di salsicce e boccali di birra svuotati a raffica. Sembra una normale cena tra amici al bar, ma dietro c’è una delle scommesse più amate del cinema italiano.
La scena cult è tratta dal film uscito nel 1974 e diretto da Marcello Fondato, *Altrimenti ci Arrabbiamo*. Bud Spencer e Terence Hill si sfidano in una gara gastronomica tanto assurda quanto memorabile: chi resisterà più a lungo mangiando salsicce e bevendo birra senza perdere la calma? Il premio in palio? Riavere una dune buggy rossa con cappottina gialla, distrutta da una banda criminale dopo averla vinta a un luna park. Una motivazione bizzarra, certo, ma perfetta per lo stile dissacrante del duo più iconico del cinema italiano.
Curiosamente, la birra utilizzata nella scena non era alcolica: pare che i due attori avessero bisogno di rimanere lucidi durante le riprese, che durarono diverse ore per ottenere il montaggio perfetto. I wurstel invece erano reali, e pare che Spencer, nonostante l’appetito di scena, a fine giornata ne avesse abbastanza per settimane.
Le riprese del film si svolsero tra Madrid e alcune zone industriali nei dintorni della capitale spagnola, che fungevano da sfondo ideale per le atmosfere surreali e un po’ western della pellicola. Alcune sequenze, tra cui quelle del luna park e dell’officina, furono girate nei pressi del Parque de Atracciones di Madrid. Gli interni, invece, vennero ricostruiti in studio con una cura certosina per l’effetto cartoon che caratterizza l’intero film.
Un’altra chicca riguarda il coro di bambini nella sequenza iniziale: molti di loro erano figli dei tecnici e degli addetti al set. Il regista volle un’atmosfera il più familiare possibile, coerente con il tono leggero e scanzonato della storia.
L’influenza culturale del film è arrivata anche in Giappone, dove il duo Spencer-Hill ha conquistato una solida nicchia di appassionati. In alcuni anime parodistici, tra gli anni ’80 e ’90, non mancano riferimenti a sfide alimentari surreali o a personaggi forzuti e taciturni alla Bud Spencer. Persino alcuni giochi arcade giapponesi rievocano, inconsciamente o meno, l’umorismo fisico tipico delle pellicole italiane di quel periodo.

